DIRETTIVA 13 DICEMBRE 2004, N. 2004/113/CE (1).

TESTO COMPLETO:

Il Consiglio dell'Unione europea,

visto il trattato che istituisce la Comunità europea, in particolare l'articolo 13, paragrafo 1,

vista la proposta della Commissione,

visto il parere del Parlamento europeo

visto il parere del Comitato economico e sociale europeo

visto il parere del Comitato delle regioni

considerando quanto segue:

(1) Conformemente all'articolo 6 del trattato sull'Unione europea, l'Unione europea si fonda sui

principi di libertà, democrazia, rispetto dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali e dello stato

di diritto, principi che sono comuni agli Stati membri, e rispetta i diritti fondamentali quali sono

garantiti dalla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà

fondamentali e quali risultano dalle tradizioni costituzionali comuni degli Stati membri, in quanto

principi generali del diritto comunitario.

(2) Il diritto all'uguaglianza dinanzi alla legge e alla tutela contro la discriminazione per tutti gli

individui costituisce un diritto universale riconosciuto dalla Dichiarazione universale dei diritti

dell'uomo, dalla Convenzione delle Nazioni Unite sull'eliminazione di ogni forma di

discriminazione nei confronti della donna, dalla Convenzione internazionale sull'eliminazione di

tutte le forme di discriminazione razziale, dai Patti delle Nazioni Unite relativi rispettivamente ai

diritti civili e politici e ai diritti economici, sociali e culturali e dalla Convenzione europea per la

salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali, di cui tutti gli Stati membri sono

firmatari.

(3) Oltre a vietare la discriminazione, è importante che al tempo stesso vengano rispettati gli altri

diritti e libertà fondamentali, tra cui la tutela della vita privata e familiare e delle transazioni

effettuate in questo ambito, nonché la libertà di religione.

(4) La parità tra gli uomini e le donne è un principio fondamentale dell'Unione europea. La Carta

dei diritti fondamentali, agli articoli 21 e 23, vieta ogni discriminazione fondata sul sesso e

prescrive che sia garantita la parità tra gli uomini e le donne in tutti i settori.

(5) La parità fra uomini e donne è un principio fondamentale ai sensi dell'articolo 2 del trattato che

istituisce la Comunità europea. L'articolo 3, paragrafo 2, del trattato esige parimenti che la

Comunità miri ad eliminare le ineguaglianze, nonché a promuovere la parità tra gli uomini e le

donne in ogni campo d'azione.

(6) La Commissione ha annunciato la sua intenzione di proporre una direttiva sulla discriminazione

basata sul sesso al di fuori del mercato del lavoro, nella comunicazione sull'Agenda per la politica

sociale. Tale proposta è del tutto coerente con la

dicembre 2000, relativa al programma concernente la strategia comunitaria in materia di parità tra

donne e uomini (2001-2005) che investe tutte le politiche comunitarie ed è intesa a promuovere la

parità di trattamento tra uomini e donne adeguando tali politiche e attuando misure concrete per

migliorare la condizione delle donne e degli uomini nella società.

(7) Il Consiglio europeo, nel vertice di Nizza del 7 e 9 dicembre 2000, ha invitato la Commissione a

rafforzare i diritti in materia di parità adottando una proposta di direttiva per promuovere la parità di

trattamento tra uomini e donne in settori diversi dall'occupazione e dall'attività professionale.

(8) La Comunità ha adottato una serie di strumenti giuridici per prevenire e combattere la

discriminazione basata sul sesso nel mercato del lavoro. Tali strumenti hanno dimostrato l'utilità

della normativa nella lotta contro la discriminazione.

(9) Anche in settori al di fuori del mercato del lavoro hanno luogo discriminazioni basate sul sesso

comprese molestie e molestie sessuali. Tali discriminazioni possono essere altrettanto nocive, in

quanto ostacolano la piena integrazione degli uomini e delle donne nella vita economica e sociale.

(10) I problemi sono particolarmente evidenti per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi. Occorre

pertanto prevenire ed eliminare la discriminazione fondata sul sesso in questo settore. Come per la

(4),(5),(6),decisione 2001/51/CE del Consiglio, del 20

direttiva 2000/43/CE

trattamento fra le persone indipendentemente dalla razza e dall'origine etnica, questo obiettivo può

essere raggiunto più efficacemente mediante una normativa comunitaria.

(11) Tale normativa dovrebbe vietare la discriminazione fondata sul sesso per quanto riguarda

l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura. Per beni si dovrebbero intendere quelli disciplinati dalle

disposizioni del trattato che istituisce la Comunità europea riguardanti la libera circolazione delle

merci. Per servizi si dovrebbero intendere quelli disciplinati dall'articolo 50 di tale trattato.

(12) Per evitare la discriminazione basata sul sesso, la presente direttiva dovrebbe applicarsi sia nei

confronti della discriminazione diretta che di quella indiretta. Sussiste discriminazione diretta

unicamente quando, a causa del suo sesso, una persona è trattata meno favorevolmente di un'altra

persona in una situazione paragonabile. Pertanto, ad esempio, le differenze tra uomini e donne nella

prestazione di servizi sanitari, risultanti dalle differenze fisiche tra gli stessi, non riguardano

situazioni paragonabili e non costituiscono pertanto una discriminazione.

(13) Il divieto di discriminazione dovrebbe applicarsi alle persone che forniscono beni e servizi che

sono disponibili al pubblico e che sono offerti al di fuori dell'area della vita privata e familiare e

delle transazioni effettuate in questo ambito. Non dovrebbe applicarsi al contenuto dei mezzi di

comunicazione e della pubblicità, né all'istruzione pubblica o privata.

(14) Ogni persona gode della libertà contrattuale, inclusa la libertà di scegliere un contraente per

una transazione. La persona che fornisce beni o servizi può avere vari motivi soggettivi per la scelta

del contraente. Nella misura in cui la scelta del contraente non si basa sul sesso della persona, la

presente direttiva non pregiudica la libertà di scelta del contraente.

(15) Sono già in vigore una serie di strumenti giuridici ai fini dell'attuazione del principio della

parità di trattamento tra donne e uomini nelle questioni riguardanti l'impiego e l'occupazione. La

presente direttiva non si applica a questioni riguardanti tali settori. Lo stesso criterio si applica alle

attività di lavoro autonomo se sono contemplate dai vigenti strumenti giuridici. La presente direttiva

dovrebbe applicarsi soltanto alle assicurazioni e pensioni private, volontarie e non collegate a un

rapporto di lavoro.

(16) Le differenze di trattamento possono essere accettate solo se giustificate da una finalità

legittima. Una finalità legittima può essere, ad esempio, la protezione delle vittime di violenza a

carattere sessuale (in casi quali la creazione di strutture di accoglienza per persone dello stesso

sesso), motivi connessi con l'intimità della vita privata e il senso del decoro (come nel caso di una

persona che fornisca alloggio in una parte della sua abitazione) la promozione della parità dei sessi

o degli interessi degli uomini o delle donne (ad esempio, organismi di volontariato per persone dello

stesso sesso), la libertà d'associazione (nel quadro dell'appartenenza a circoli privati aperti a persone

dello stesso sesso) e l'organizzazione di attività sportive (ad esempio eventi sportivi limitati a

partecipanti dello stesso sesso). Eventuali limitazioni dovrebbero tuttavia essere appropriate e

necessarie, conformemente ai criteri derivanti dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia delle

Comunità europee.

(17) Il principio della parità di trattamento nell'accesso a beni e servizi non implica che essi

debbano essere sempre forniti a uomini e donne su base comune, purché la fornitura non sia più

favorevole alle persone di un sesso.

(18) Nella fornitura dei servizi assicurativi e altri servizi finanziari connessi si utilizzano

comunemente fattori attuariali diversi a seconda del sesso. Per garantire la parità di trattamento tra

uomini e donne, il fatto di tenere conto del sesso quale fattore attuariale non dovrebbe comportare

differenze nei premi e nelle prestazioni individuali. Per evitare un brusco adeguamento del mercato

questa norma dovrebbe applicarsi solo ai nuovi contratti stipulati dopo la data di recepimento della

presente direttiva.

(19) Talune categorie di rischi possono variare in funzione del sesso. In alcuni casi il sesso è un

fattore determinante, ma non necessariamente l'unico, nella valutazione dei rischi assicurati. Per

quanto concerne i contratti di assicurazione di questo tipo di rischi gli Stati membri possono

decidere di autorizzare deroghe alla norma dei premi e delle prestazioni unisex, a condizione che

possano garantire che i dati attuariali e statistici su cui si basa il calcolo sono affidabili,

regolarmente aggiornati e a disposizione del pubblico. Sono consentite deroghe solo se la

legislazione nazionale non ha già applicato la norma unisex. Cinque anni dopo il recepimento della

presente direttiva gli Stati membri dovrebbero riesaminare la motivazione delle deroghe, tenendo

conto dei più recenti dati attuariali e statistici e della relazione presentata dalla Commissione tre

anni dopo la data di recepimento della presente direttiva.

(20) Un trattamento meno favorevole delle donne a motivo della gravidanza e della maternità

dovrebbe essere considerato una forma di discriminazione diretta fondata sul sesso ed è pertanto

vietato nel settore assicurativo e dei servizi finanziari connessi. I costi inerenti ai rischi collegati alla

gravidanza e alla maternità non sono pertanto addossati ai membri di un solo sesso.

(21) Le vittime di discriminazioni a causa del sesso dovrebbero disporre di mezzi adeguati di tutela

giuridica. Per assicurare un livello più efficace di tutela, anche le associazioni, le organizzazioni e

altre persone giuridiche dovrebbero avere la facoltà di avviare una procedura, secondo le modalità

stabilite dagli Stati membri, per conto o a sostegno delle vittime, fatte salve le norme procedurali

nazionali relative alla rappresentanza e alla difesa in giudizio.

(22) Le norme in materia di onere della prova dovrebbero essere adeguate quando vi sia una

presunzione di discriminazione e per l'effettiva applicazione del principio della parità di

trattamento; l'onere della prova dovrebbe essere posto a carico della parte convenuta nel caso in cui

siffatta discriminazione sia dimostrata.

(23) Un'attuazione efficace del principio di parità di trattamento richiede un'adeguata tutela

giuridica contro le ritorsioni.

(24) Al fine di promuovere il principio della parità di trattamento, gli Stati membri, dovrebbero

incoraggiare il dialogo con le parti interessate che, conformemente alle prassi e alle legislazioni

nazionali, hanno un legittimo interesse a contribuire alla lotta alla discriminazione fondata sul sesso

per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.

(25) La protezione dalle discriminazioni fondate sul sesso dovrebbe essere di per sé rafforzata

dall'esistenza in ciascuno Stato membro di un organismo o di più organismi incaricati di analizzare i

problemi in questione, studiare possibili soluzioni e fornire assistenza concreta alle vittime.

L'organismo o gli organismi possono essere gli stessi responsabili a livello nazionale della difesa

dei diritti umani e della salvaguardia dei diritti individuali o dell'attuazione del principio della parità

di trattamento.

(26) La presente direttiva definisce prescrizioni minime e offre quindi agli Stati membri la

possibilità di adottare o mantenere disposizioni più favorevoli. L'attuazione della presente direttiva

non dovrebbe servire da giustificazione per un regresso rispetto alla situazione preesistente in

ciascuno Stato membro.

(27) Gli Stati membri dovrebbero prevedere sanzioni efficaci, proporzionate e dissuasive applicabili

in caso di violazione degli obblighi risultanti dalla presente direttiva.

(28) Poiché lo scopo della presente direttiva, cioè garantire un elevato livello comune di protezione

contro la discriminazione in tutti gli Stati membri, non può essere realizzato in misura sufficiente

dagli Stati membri e può dunque, a motivo delle dimensioni o degli effetti dell'azione, essere

realizzato meglio a livello comunitario istituendo un quadro giuridico comune, la Comunità può

intervenire, in base al principio di sussidiarietà sancito dall'articolo 5 del trattato. La presente

direttiva si limita a quanto è necessario per conseguire tale scopo in ottemperanza al principio di

proporzionalità enunciato nello stesso articolo.

(29) Conformemente all'articolo 34 dell'Accordo interistituzionale «Legiferare meglio»

membri sono incoraggiati a redigere e rendere pubblici, nell'interesse proprio e della Comunità,

prospetti indicanti, per quanto possibile, la concordanza tra le direttive e i provvedimenti di

recepimento,

ha adottato la presente direttiva:

Capo I

Disposizioni generali

Articolo 1

Scopo.

Scopo della presente direttiva è quello di istituire un quadro per la lotta alla discriminazione fondata

sul sesso per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura, al fine di rendere effettivo

negli Stati membri il principio della parità di trattamento tra uomini e donne.

Articolo 2

Definizioni.

Ai fini della presente direttiva, si applicano le seguenti definizioni:

a) sussiste discriminazione diretta quando, a causa del suo sesso, una persona è trattata meno

favorevolmente di quanto sia, sia stata o sarebbe trattata un'altra persona in una situazione

paragonabile;

b) sussiste discriminazione indiretta quando una disposizione, un criterio o una prassi

apparentemente neutri possono mettere persone di un determinato sesso in una posizione di

particolare svantaggio rispetto a persone dell'altro sesso, a meno che tale disposizione, criterio o

prassi siano oggettivamente giustificati da una finalità legittima e i mezzi impiegati per il

conseguimento di tale finalità siano appropriati e necessari;

c) le molestie sussistono quando si manifesta un comportamento non desiderato e determinato dal

sesso di una persona, comportamento che ha come oggetto o conseguenza la lesione della dignità di

una persona e la creazione di un ambiente intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo;

d) la molestia sessuale sussiste quando si manifesta un comportamento non desiderato con

connotazioni sessuali, che si esprime a livello fisico, verbale o non verbale, e ha come oggetto o

conseguenza la lesione della dignità di una persona, in particolare con la creazione di un ambiente

intimidatorio, ostile, degradante, umiliante o offensivo.

Articolo 3

Campo d'applicazione.

1. Nei limiti delle competenze attribuite alla Comunità, la presente direttiva si applica a tutte le

persone che forniscono beni e servizi che sono a disposizione del pubblico, indipendentemente dalla

persona interessata per quanto riguarda sia il settore pubblico che quello privato, compresi gli

organismi pubblici e che sono offerti al di fuori dell'area della vita privata e familiare e delle

transazioni effettuate in questo ambito.

2. La presente direttiva non pregiudica la libertà di scelta del contraente, nella misura in cui la scelta

del contraente non si basa sul sesso della persona.

3. La presente direttiva non si applica al contenuto dei mezzi di comunicazione e della pubblicità né

all'istruzione.

4. La presente direttiva non si applica a questioni riguardanti l'impiego e l'occupazione. La presente

direttiva non si applica a questioni riguardanti il lavoro autonomo, nella misura in cui esse sono

disciplinate da altri atti legislativi comunitari.

Articolo 4

Principio della parità di trattamento.

1. Ai fini della presente direttiva, il principio della parità di trattamento tra uomini e donne significa

che:

a) è proibita ogni discriminazione diretta fondata sul sesso, compreso un trattamento meno

favorevole della donna in ragione della gravidanza e della maternità;

b) è proibita ogni discriminazione indiretta fondata sul sesso.

2. La presente direttiva lascia impregiudicate le disposizioni più favorevoli sulla protezione della

donna in relazione alla gravidanza e alla maternità.

3. Le molestie e le molestie sessuali ai sensi della presente direttiva sono considerate come

discriminazioni fondate sul sesso e sono pertanto vietate. Il rifiuto di tale comportamento da parte

della persona interessata o la sua sottomissione non possono costituire il fondamento per una

decisione che interessi la persona in questione.

4. L'ordine di discriminare persone direttamente o indirettamente a motivo del sesso è considerato

una discriminazione ai sensi della presente direttiva.

5. La presente direttiva non preclude differenze di trattamento se la fornitura di beni o servizi

esclusivamente o principalmente destinati a persone di un solo sesso è giustificata da una finalità

legittima e se i mezzi impiegati per il conseguimento di tale finalità sono appropriati e necessari.

Articolo 5

Fattori attuariali.

1. Gli Stati membri provvedono affinché al più tardi in tutti i nuovi contratti stipulati dopo il 21

dicembre 2007, il fatto di tenere conto del sesso quale fattore di calcolo dei premi e delle prestazioni

a fini assicurativi e di altri servizi finanziari non determini differenze nei premi e nelle prestazioni.

2. Fatto salvo il paragrafo 1, gli Stati membri possono decidere anteriormente al 21 dicembre 2007

di consentire differenze proporzionate nei premi e nelle prestazioni individuali ove il fattore sesso

sia determinante nella valutazione dei rischi, in base a pertinenti e accurati dati attuariali e statistici.

Gli Stati membri interessati informano la Commissione e provvedono affinché siano compilati,

pubblicati e regolarmente aggiornati dati accurati relativi all'utilizzo del sesso quale fattore

attuariale determinante. Tali Stati membri riesaminano la loro decisione cinque anni dopo il 21

dicembre 2007 tenendo conto della relazione della Commissione di cui all'articolo 16 e trasmettono

i risultati del riesame alla Commissione.

3. In ogni caso i costi inerenti alla gravidanza e alla maternità non determinano differenze nei premi

e nelle prestazioni individuali. Gli Stati membri possono rinviare l'attuazione delle misure

necessarie per conformarsi al presente paragrafo al più tardi fino a due anni a decorrere dal 21

dicembre 2007. In tal caso, gli Stati membri interessati ne informano immediatamente la

Commissione.

Articolo 6

Azione positiva.

Allo scopo di assicurare l'effettiva e completa parità tra uomini e donne, il principio della parità di

trattamento non impedisce ad alcuno Stato membro di mantenere o adottare misure specifiche

destinate ad evitare o a compensare gli svantaggi legati al sesso.

Articolo 7

Prescrizioni minime.

1. Gli Stati membri possono introdurre o mantenere disposizioni più favorevoli alla tutela del

principio della parità di trattamento tra uomini e donne rispetto a quelle contenute nella presente

direttiva.

2. L'attuazione della presente direttiva non può in alcun caso costituire motivo di riduzione del

livello di protezione contro le discriminazioni già previsto dagli Stati membri nei settori di

applicazione della presente direttiva.

Capo II

Mezzi di ricorso ed esecuzione

Articolo 8

Difesa dei diritti.

1. Gli Stati membri provvedono affinché tutte le persone che si ritengono lese, in seguito alla

mancata applicazione nei loro confronti del principio della parità di trattamento, possano accedere,

anche dopo la cessazione del rapporto nel quale si ritiene si sia verificata la discriminazione, a

procedure giudiziarie e/o amministrative, comprese, ove lo ritengano opportuno, le procedure di

conciliazione, finalizzate al rispetto degli obblighi derivanti dalla presente direttiva.

2. Gli Stati membri introducono nel loro ordinamento giuridico interno le misure necessarie

affinché il danno subito dalla persona lesa a causa di una discriminazione ai sensi della presente

direttiva sia realmente ed effettivamente indennizzato o risarcito secondo modalità da essi fissate, in

modo dissuasivo e proporzionato rispetto al danno subito. Detto indennizzo o risarcimento non può

essere a priori limitato da un tetto massimo.

3. Gli Stati membri provvedono affinché le associazioni, le organizzazioni o altre persone

giuridiche aventi, conformemente ai criteri stabiliti dalle legislazioni nazionali, un interesse

legittimo a garantire che le disposizioni della presente direttiva siano rispettate, possano, per conto o

a sostegno della persona lesa, con la sua approvazione, avviare tutte le procedure giudiziarie e/o

amministrative finalizzate al rispetto degli obblighi derivanti dalla presente direttiva.

4. I paragrafi 1 e 3 lasciano impregiudicate le norme nazionali relative ai termini temporali stabiliti

per la presentazione di un ricorso per quanto riguarda il principio della parità di trattamento.

Articolo 9

Onere della prova.

1. Gli Stati membri adottano le misure necessarie, conformemente ai loro sistemi giudiziari

nazionali, per assicurare che, allorché le persone che si ritengono lese dalla mancata applicazione

nei loro riguardi del principio della parità di trattamento espongono, dinanzi a un tribunale o a

un'altra autorità competente, fatti dai quali si può presumere che vi sia stata una discriminazione

diretta o indiretta, incomba alla parte convenuta provare che non vi è stata violazione del principio

della parità di trattamento.

2. Il paragrafo 1 si applica fatto salvo il diritto degli Stati membri di prevedere disposizioni in

materia di onere della prova più favorevoli all'attore.

3. Il paragrafo 1 non si applica alle procedure penali.

4. I paragrafi 1, 2 e 3 si applicano altresì alle procedure promosse a norma dell'articolo 8, paragrafo

3.

5. Gli Stati membri non sono tenuti ad applicare il paragrafo 1 a procedure in cui l'istruzione dei

fatti incombe alla giurisdizione o ad altra istanza competente.

Articolo 10

Protezione delle vittime.

Gli Stati membri introducono nei rispettivi ordinamenti giuridici le disposizioni necessarie per

proteggere le persone da trattamenti o conseguenze sfavorevoli quale reazione a un reclamo o a

un'azione volta a ottenere il rispetto del principio della parità di trattamento.

Articolo 11

Dialogo con le parti interessate.

Al fine di promuovere il principio della parità di trattamento, gli Stati membri incoraggiano il

dialogo con le parti interessate che, conformemente alle prassi e alle legislazioni nazionali, hanno

un legittimo interesse a contribuire alla lotta alla discriminazione fondata sul sesso per quanto

riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura.

Capo III

Organismi per la promozione della parità di trattamento

Articolo 12

1. Gli Stati membri designano uno o più organismi per la promozione, l'analisi, il controllo ed il

sostegno alla parità di trattamento di tutte le persone senza discriminazioni fondate sul sesso e

adottano le disposizioni necessarie. Tali organismi possono far parte di organi incaricati di

difendere, a livello nazionale, i diritti dell'uomo o di tutelare i diritti delle persone, ovvero di attuare

il principio della parità di trattamento.

2. Gli Stati membri provvedono affinché gli organismi di cui al paragrafo 1 abbiano le seguenti

competenze:

a) fatto salvo il diritto delle vittime e delle associazioni, delle organizzazioni o di altre persone

giuridiche di cui all'articolo 8, paragrafo 3, fornire alle vittime di discriminazione un'assistenza

indipendente per avviare una procedura per discriminazione;

b) condurre inchieste indipendenti in materia di discriminazione;

c) pubblicare relazioni indipendenti e formulare raccomandazioni su tutte le questioni connesse a

tale discriminazione.

Capo IV

Disposizioni finali

Articolo 13

Conformità alla direttiva.

Gli Stati membri adottano le misure necessarie per garantire che il principio della parità di

trattamento sia rispettato per quanto riguarda l'accesso a beni e servizi e la loro fornitura nell'ambito

d'applicazione della presente direttiva, e in particolare fanno sì che:

a) tutte le disposizioni legislative, regolamentari ed amministrative contrarie al principio della parità

di trattamento siano abrogate;

b) le disposizioni contrattuali, i regolamenti interni delle aziende nonché le norme che disciplinano

le associazioni con o senza scopo di lucro, contrari al principio della parità di trattamento siano, o

possano essere dichiarate, nulle oppure siano modificate.

Articolo 14

Sanzioni.

Gli Stati membri definiscono le norme sulle sanzioni applicabili alle infrazioni delle disposizioni

nazionali adottate a norma della presente direttiva e adottano tutte le misure necessarie per

garantirne l'attuazione. Le sanzioni, che possono includere il pagamento di indennizzi alle vittime,

sono efficaci, proporzionate e dissuasive. Gli Stati membri notificano tali disposizioni alla

Commissione entro il 21 dicembre 2007 e ne comunicano immediatamente ogni ulteriore modifica.

Articolo 15

Diffusione di informazioni.

Gli Stati membri provvedono affinché le disposizioni adottate in applicazione della presente

direttiva, nonché quelle già in vigore in questo settore, siano portate a conoscenza delle persone

interessate con tutti i mezzi opportuni e in tutto il territorio nazionale.

Articolo 16

Relazioni.

1. Gli Stati membri comunicano alla Commissione tutte le informazioni disponibili

sull'applicazione della presente direttiva entro il 21 dicembre 2009 e successivamente ogni cinque

anni.

La Commissione redige una relazione di sintesi che include un esame delle prassi correnti degli

Stati membri in relazione all'articolo 4 per quanto riguarda il sesso quale fattore nel calcolo dei

premi e delle prestazioni. Essa trasmette la relazione al Parlamento europeo e al Consiglio entro il

21 dicembre 2010. Se del caso, la Commissione acclude alla relazione proposte di modifica della

direttiva.

2. La relazione della Commissione tiene conto delle posizioni delle parti interessate.

Articolo 17

Recepimento.

1. Gli Stati membri mettono in vigore le disposizioni legislative, regolamentari e amministrative

necessarie per conformarsi alla presente direttiva entro e non oltre il 21 dicembre 2007. Essi ne

informano immediatamente la Commissione.

Quando gli Stati membri adottano tali disposizioni, queste contengono un riferimento alla presente

direttiva o essere corredate di un siffatto riferimento all'atto della pubblicazione ufficiale. Le

modalità di tale riferimento sono decise dagli Stati membri.

2. Gli Stati membri comunicano alla Commissione il testo delle disposizioni essenziali di diritto

interno che essi adottano nel settore disciplinato dalla presente direttiva.

Articolo 18

Entrata in vigore.

La presente direttiva entra in vigore il giorno della pubblicazione nella Gazzetta ufficiale

dell'Unione europea.

Articolo 19

Destinatari.

Gli Stati membri sono destinatari della presente direttiva.

Fatto a Bruxelles, il 13 dicembre 2004.

Per il Consiglio

Il presidente

B. R. BOT

NOTE

del Consiglio, del 29 giugno 2000, che attua il principio della parità di(7) gli Stati

(1)

Pubblicata nella G.U.U.E. 21 dicembre 2004, n. L 373.

(2)

Entrata in vigore il 21 dicembre 2004.

(3)

196.

Termine di recepimento: 21 dicembre 2007. Direttiva recepita con D.Lgs. 6 novembre 2007, n.

(4)

Parere reso il 30 marzo 2004.

(5)

Pubblicato nella G.U.U.E. 28 settembre 2004, n. C 241.

(6)

Pubblicato nella G.U.U.E. 30 aprile 2004, n. C 121.

(7)

Pubblicato nella G.U.U.E. 31 dicembre 2003, n. C 321.